Fare i genitori non è certamente un lavoro facile. Oberati da impegni e lavoro, alle prese con adolescenti difficili, la figura genitoriale si trova ad essere pressata da situazioni non sempre di facile risoluzione.i un tutor
I genitori sono chiaramente una categoria in difficoltà. I figli appaiono spesso come degli alieni, il cui comportamento non si riesce a comprendere.
Lo conferma la nostra esperienza al CREA, le storie di casa che i ragazzi quotidianamente raccontano ai nostri tutor.
E per quanto possa apparire un piccolo problema in confronto ai grandi mali del mondo, una delle situazioni che più mandano in crisi i genitori è proprio questa:
«Mio figlio ha preso un brutto voto: cosa fare?».
Le buone speranze e la buona volontà non sono sufficienti a scacciare la vera e propria angoscia esistenziale che giunge con questa tetra domanda. Come reagire a un brutto voto è un’arte, ma un’arte che necessita di strumenti concreti.
Lo scopo di questo articolo è quello di fornire degli spunti su come reagire in famiglia ad una situazione scolastica difficile. Cosa fare quando i nostri figli hanno preso un brutto voto? Vediamolo insieme.
Come reagire a un brutto voto: 5 strategie pratiche
Ecco alcuni spunti che possono aiutarci a capire come parlare ai nostri figli dopo una verifica andata male.
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Contare fino a dieci
Vi ricordate quando a scuola ci dicevano di contare fino a 10 prima di parlare? Dieci secondi è un buon lasso tempo affinché il cervello si raffreddi un attimo impedendoci di dire stupidaggini di cui poi ci pentiremo.
Accuse, paragoni con i compagni, insulti (ahimé succede) sono tutte reazioni comuni dopo il brutto voto – magari l’ennesimo – di nostro figlio. Come avrete già scoperto per esperienza, tutto ciò non porta a nulla, se non a peggiorare ulteriormente la situazione.
Consiglio: parlare della questione soltanto quando ci si sarà calmati, lasciando trascorrere qualche giorno dalla ricezione della notizia. E’ un piccolo trucco, ma estremamente efficace.
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Separare l’identità dal voto
Se il nostro capo a lavoro mostrasse apertamente di ritenerci degli idioti per aver sbagliato una task o perso un cliente, noi adulti probabilmente ci arrabbieremmo:
«Come si permette di parlare così di me? Io sono molto più di questo! Ho soltanto sbagliato una cosa…»
E avremmo ragione a farlo, infatti noi non siamo la nostra prestazione lavorativa, ma molto di più.
Lo stesso vale per lo studente.
Non identifichiamo mai il nostro ragazzo col suo voto. “Hai preso 4” non significa “sei 4, vali 4, sarai sempre e soltanto 4”.
Significa invece soltanto che le strategie applicate finora non vanno più bene. Occorre essere pragmatici: se proprio non si riesce a dire nulla di costruttivo, è meglio talvolta non dire nulla (rivedere il punto precedente).
Bisogna parlare con il proprio figlio, e non del proprio figlio. Una distinzione sottile, ma importante
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Evitare i paragoni
Bisogna assolutamente evitare di fare paragoni tra il nostro studente e gli altri, a maggior ragione quando il paragone è veritiero.
«Guarda lui com’è bravo! Tu, invece…» – cosa si pensa di ottenere se non una cocente umiliazione? Parole di questo tenore privano il ragazzo della cosa più importante per lui, la percezione di essere sempre, comunque, la cosa più preziosa per i propri genitori.
Consiglio: parlando con lui, e non di lui, andare a fondo nel perché è successo quel che è successo. Se si presta al ragazzo un orecchio, le motivazioni prima o poi verranno. Lui deve essere il focus del discorso, sempre e comunque.
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Né iper-controllo né delega totale
Altrettanto inutile sarebbe stringere un collare attorno al collo del ragazzo e trascinarselo dietro per i “virtuosi sentieri” che vogliamo insegnargli a percorrere.
Controllare ossessivamente ogni momento libero dello studente è tanto fallimentare quanto permettergli di ripetere gli stessi identici errori che lo hanno portato a quel brutto voto senza intervenire.
Se il giovane è recalcitrante all’ascolto dei consigli che sappiamo essere giusti, affiancargli uno specialista può rivelarsi una soluzione migliore che gettargli una catena di ferro attorno alla caviglia.
Troverà comunque il modo di sfuggirvi, talvolta protestando con vigore, se questo cambio di prospettiva non verrà spontaneamente da lui stesso.
Micro-obiettivi realistici.
Abbiamo visto gli errori dei genitori nel parlare ai figli riguardo ai loro voti scolastici. E poi? Questo è solo l’inizio.
Una volta fatto questo primo passo, la chiave è quella di strutturare una serie di micro-obiettivi realistici, che il ragazzo possa fin da subito impegnarsi a realizzare.
Perché dei micro-obiettivi e non dei grandi obiettivi? «Ha così tanto da recuperare!»
Perché il punto dell’azione su micro-obiettivi non è quello di spingere il ragazzo “a recuperare”. Questo, il grande obiettivo, soltanto lui può decidere di realizzarlo.
Quello che noi possiamo realizzare è invece far sì che il ragazzo prenda consapevolezza delle proprie capacità.
Affrontando dei micro-obiettivi di facile realizzazione, il giovane scopre (o ri-scopre!) di avere delle potenzialità che possono permettergli di affrontare il percorso scolastico non soltanto con successo, ma anche con soddisfazione e con serenità.

Esempi di micro-obiettivi possono essere:
- Studiare 30 minuti al giorno (anziché 2 ore)
- Fare almeno 2 pagine di compiti (anziché 10)
- Compilare una mappa concettuale di almeno 1 delle materie di studio per quella giornata (anziché tutte e 3)
Uno studente che vede con i propri occhi di essere riuscito a fare 2 pagine di compiti, passerà da lì a farne 3, poi 4, fino a che saprà raggiungere l’obiettivo che la scuola gli ha assegnato.
E’ un metodo provato, che si è rivelato efficace molte volte se perseguito con costanza.
“Mio figlio ha preso un brutto voto, che fare?” Conclusioni.
L’ansia scolastica dei genitori è un tema tanto serio quanto l’ansia scolastica dei figli. E’ nostro figlio o siamo noi ad aver preso un brutto voto? E’ chiaro che l’argomento sia difficile da affrontare, e i genitori molto spesso fanno quello che possono in acque per loro molto agitate, dunque tanto di cappello.
I punti presentati possono essere utili per orientarsi nell’arduo compito di guidare i propri figli, e di supportarli quando ne hanno bisogno.
Bisogna sempre tenere a mente che la difficoltà che i ragazzi traducono in un cattivo andamento scolastico è sempre, a monte, una difficoltà emotiva, relazionale, spesso legata alla crescita. I ragazzi non vanno male a scuola per capriccio.
Respirare dunque prima di parlare, e soltanto dopo aver contato fino a 10, avvicinarsi al nostro studente preferito, per andare incontro al suo bisogno di essere guidato.
Nel caso si fosse in difficoltà, CREA è qui per questo. Contare fino a dieci prima di parlare… è il nostro mestiere!







